Il crocevia sulla collina

Il crocevia sulla collina

E’ apparso in questi giorni nelle librerie di Acireale il nuovo libro di Salvo Licciardello, scritto in collaborazione con la moglie Cettina Scavo. Entrambi docenti (la Signora è stata dirigente scolastico), entrambi impegnati nelle ricerche d’archivio (soprattutto Salvo Licciardello, che ci ha regalato in passato altre interessanti pubblicazioni (La chiesa del Salvatore in Aci nei secoli XVI e XV, 1997Santa Maria degli Ammalati, per una storia di una comunità acese, 2000, e recentemente:  Il vaghissimo sito: Villa Belvedere di Acireale, 2011). Gli studi di Licciardello sono pregevoli per la completezza delle informazioni e per la capacità di una lettura intelligente dei documenti di archivio che egli riesce ad illuminare con la brillantezza del presente. E con una sobria ed elegante scrittura. Il Crocevia sulla collina è la ridente borgata di Piano d’Api, un tempo distante qualche chilometro da Acireale, oggi una propaggine, senza soluzione di continuità, di essa; una ramificazione del tronco antico della sua planimetria. E, tuttavia, Piano d’Api conserva, pur dinanzi all’invasione inarrestabile delle costruzioni, quell’atmosfera di borgo sorridente ed ameno, alla stessa maniera di Loreto, a due passi da Acireale. Quel disegno sobrio e suadente di antico borgata, quell’ingenuità fresca di vita semplice ed appartata. Gli autori di questo libro meritano davvero un plauso, perché hanno messo in pratica quel disegno storiografico da me sempre vagheggiato, soprattutto per le comunità non estese, come la nostra Acireale. Tale disegno è quello che persegue un’indagine in apparenza sterile, ma nella sostanza essenziale. Partire, cioé, da quello che i Greci chiamavano  “prosopon“, il volto della gente dell’anonimo personaggio che sembra non avere lasciato traccia alcuna su questa terra dopo che se ne sia per sempre dipartito. Ed, invece la storia dei piccoli centri, delle piccole città, è storia fatta e materiata di questa folla di personaggi e delle loro famiglie. E’, in sostanza, storia di famiglie. La storia di Acireale, messe da parte le suggesive imprese di storiografiche narrazioni, dovrebbe essere una storia prosografica delle tante famiglie, e non solo quelle più in vista, che con il loro lavoro assiduo e paziente, con il loro impegno sociale e culturale, hanno portato avanti e realizzato un’idea di città L’idea della nostra città. Anno dopo anno, secolo dopo secolo. Se avessimo ad Acireale una squadra di studiosi dalla tempra e dalla solidità culturale e storica pari a quelle di Cettina Scavo e Salvo Licciardello, la storia di Aci sarebbe stata fatta da gran tempo; e sarebbe una storia vera, popolata da personaggi all’apparenza insignificanti, ma nella realtà importantissimi. Piano d’Api era un tempo chiamata Malovrio, il cui nome comincia a comparire nei primi decenni del ‘600, talora accompagnato da altre definizioni come Fossa dell’acqua, Giglio delle conche, Passaturi/Cisterna di Luca. Non si tratta di curiosità accademiche, ma di precise indicazioni topografiche che stanno alla base dell’odierna definizione territoriale. C’è sempre un personaggio o una storia dietro a questi toponimi. C’è sempre una sostanza di vita. Il libro non può essere raccontato. Ma c’è una trama, un filo sottile, un cordone ombelicale che lo sostiene e lo rinvigorisce. C’è soprattutto un’evoluzione economica ed antropologica. Ci sono 14 nuclei familiari che nel 1871 vi risiedevano, e circa 140 abitanti, in una zona che si estende da Loreto alla Testa di Vipera. Malvorio è già un punto obbligato per chi vuole percorrere i sentieri a nord Aci. Il libro ripercorre passo passo la storia di questo paese e, corredato da foto interessanti e preziose, ci fornisce uno spaccato della sua vita, fino ai nostri giorni rivelandoci tante verità, a partire dal suo nome. A.S. Copertina_DEF (1) (1)b

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